Chi di noi nativi digitali, scrollando su instagram, può dire di non essersi mai imbattuto in un post che, per pubblicizzare uno sciopero o una manifestazione, non utilizzasse la canzone Another Brick in the Wall, Part 2, diventata col tempo simbolo del dissenso giovanile grazie, soprattutto, al famoso coro di voci bianche?
Tuttavia l’idea che sta alla base di questa canzone e dell’intero album di cui fa parte è moooolto più profonda. Passiamo ai convenevoli: durante un live, Roger Waters, bassista dei Pink Floyd (non mi fermerò qui a presentare anche la più importante band rock degli anni ‘70-’80. In alcuni paesi non conoscere i Pink Floyd è un reato punibile con l’impiccagione), non sentendosi ascoltato dal suo pubblico decide di sputargli addosso. Sarebbe un fatto trascurabile se a compierlo non fosse stato proprio lui che, ispirato dalla faccenda, si pone come obiettivo la creazione di un’opera che analizzi il tema dell’alienazione e dell’incomunicabilità tra esseri umani.
Nasce un’opera monumentale: The Wall. Concept-album composto da ben 26 tracce per un risultato di due vinili solcati su entrambi i lati. Il tutto è arricchito dalla magnifica copertina di Gerald Scarfe che aveva collaborato con la band già per i due album precedenti: Animals e Wish you were here, sia lavorando sulle grafiche degli album che sulle animazioni da proiettare durante i live.
Parlare unicamente dell’album sarebbe però limitante. The Wall, infatti, è anche un film diretto da Alan Parker (già regista di Fuga di mezzanotte e di Ascensore per l’inferno) uscito nel 1982 (tre anni dopo l’album). Si tratta di un film che adotta anche la tecnica dell’animazione, tramite i disegni del già citato Scarfe, e che sfrutta come unico motore narrativo la musica dell’album, senza utilizzare neanche un dialogo.


Come si può intuire da questa breve introduzione si tratta di un’opera complessa, facilmente fraintendibile soprattutto per un pubblico non anglofono come il nostro.
La storia che ci viene raccontata è quella di Pink, personaggio ispirato alla biografia di Roger Waters che, come tanti nati intorno agli anni ‘40, perse suo padre in guerra durante lo sbarco in Italia.
L’opera si apre con la prima traccia: In the Flesh?, dove troviamo un Pink già adulto, divenuto rockstar di successo, che dal palco da dove si sta esibendo ci invita a scavare dentro la sua vita per scoprire chi è veramente (If you wanna find out what’s behind these cold eyes / You’ll just have to claw your way through this disguise), mettendo subito in chiaro il tema dell’incomunicabilità, poiché noi possiamo pure andare a vedere il live di un cantante ma non potremo mai sapere cosa c’è dietro quella persona.

Veniamo poi trasportati nella sua infanzia che dura dalla seconda traccia fino all’ottava (rispettivamente:The Thin Ice e Empty Spaces ). Qui troviamo i brani più famosi dell’album: Another Brick in the Wall, Part 1; The Happiest Days of Our Lives; Another Brick in the Wall, Part 2. Seguiamo quindi Pink durante gli anni della scuola, traducendo dall’inglese “gli anni più felici della nostra vita”, un periodo fatto di traumi e insicurezza generale. In Another Brick in the Wall, Part 1 si parla della morte del padre di Pink, mentre nelle due tracce seguenti vediamo l’influenza che ha avuto sulla sua crescita aver incontrato un professore frustrato. Oltre al professore, altra figura negativa per la formazione di Pink è la Madre (alla quale è dedicata la sesta traccia Mother).


Sempre nello stesso vinile, ci viene raccontata anche l’età adulta di Pink, che nella traccia Another Brick in the Wall, Part 3 subirà l’ennesimo trauma: viene tradito dalla donna che ama. Con la traccia successiva, Goodbye Cruel World, si chiude il primo vinile e con esso la presentazione dei traumi di Pink.
Con il secondo vinile ci viene raccontata la reazione del protagonista a tutti questi eventi e la sua trasformazione in un uomo orribile, cinico e intollerante. Il disco si apre con la famosa Hey You in cui siamo trasportati all’interno della mente di Pink che combatte tra la necessità di uscire dal buco nero in cui è finito e la tentazione di chiudersi in se stesso. Questa condizione viene rappresentata dall’alternarsi di due voci accompagnate da strumenti diversi. Una dai tratti più tragici accompagnata dalla chitarra elettrica di Gilmour e l’altra dalle tinte infantili accompagnata da una chitarra acustica. Come le menti di tutti noi anche quella di Pink gli tende delle trappole. La voce più tragica, al contrario di quello che ci aspetteremo se non dessimo attenzione al testo, è quella che gli consiglia di aprirsi al mondo e di curare questo suo malessere con l’aiuto di altre persone. Esemplare, in questo senso, il verso finale con cui si chiude la canzone: Together we stand, divided we fall.

Il disco continua con questa lotta interna per tutto il lato A che si conclude con la decisione da parte di Pink di provare a colmare il vuoto che sente dentro con l’eroina. Questa esperienza ci viene descritta in Comfortably Numb dove vediamo un Pink che rischia la vita a causa della droga.
Il lato B del secondo vinile ci descrive un Pink che, sopravvissuto all’overdose, sentendosi invincibile, decide di nascondere i suoi problemi sotto il tappeto, di rispondere alla vita con forza senza vergognarsi di ciò che è. Sembrerebbe un ottimo programma, purtroppo, la lunga solitudine e il rancore coltivato durante tutti questi anni di isolamento forzato lo hanno reso intollerante e cinico, un uomo che dietro posizioni violente e misantrope nasconde una voragine di debolezza. Questo ci viene reso palese in due tracce: In the Flash, questa volta senza punto interrogativo, dove il nuovo Pink esprime tutto il suo odio nei confronti dell’umanità davanti ad un pubblico che lo acclama; e Waiting for the Worms che presenta un ritmo cadenzato simile a quello di una marcia militare dandoci l’idea di un uomo che non riuscendo a stare in piedi da solo ha bisogno di disciplina e ordine per sopravvivere. Nella canzone si parla dei vermi come simbolo delle idee marce che si sviluppano in un cervello pieno di rancore.

Le ultime tre tracce del lato B del secondo vinile: Stop, The Trial, Outside the Wall; costituiscono l’epilogo del disco. Con Stop, traccia di brevissima durata, si segna il punto in cui anche la narrazione della vita di Pink si ferma ed entriamo in un altro piano narrativo The Trial e Outside the Wall non sono legate alla realtà della storia di Pink ma viene immaginato un vero e proprio processo al povero protagonista che muto vede darsi il cambio, sul banco dei testimoni, tutti i suoi “nemici”: la mamma, il professore, la donna che amava. Qui un giudice molto pittoresco ci espone il reato di Pink. La sentenza è chiara: Pink è colpevole in quanto troppo umano (Was caught red-handed, showing feelings / Showing feelings of an almost human nature). Tutti i personaggi che incontra durante il processo sono frutto della sua mente, sono ricordi di tutti coloro che gli hanno fatto del male.
Il risultato del processo sarà l’abbattimento del muro, una cosa positiva, perché? Proprio durante il processo Pink si rende conto della sua condizione dandosi persino del matto per essersi trasformato in un uomo così simile ai vari testimoni che si susseguono in questa traccia. Il giudice allora con fare minaccioso lo condanna alla distruzione del muro, che fino a quel momento lo aveva protetto. Come abbiamo detto per gli altri personaggi anche il giudice si trova all’interno della sua testa e rappresenta quella coscienza che per tutto l’album lo ha fatto sprofondare nella solitudine. Proprio per questo cerca di far passare la distruzione del muro come una condanna, poiché per Pink fino a quel momento il muro rappresentava una difesa verso il resto del mondo percepito da sempre come ostile.

Tornando ai post di instagram, Another Brick in the Wall, Part 2 rappresenta una rivolta repressa contro un sistema scolastico che vuole “formare”, ma sarebbe meglio dire costringere, gli studenti ad essere cittadini “modello”, disciplinati e timorosi delle istituzioni tramite metodi anche violenti.
Tuttavia è una rivolta sconsiderata, esagerata, è la risposta cieca di un bambino ad un sistema ostile. Sarà proprio questa reazione a causare molti problemi a Pink che porrà così un altro mattone nel muro fatto di diffidenza che lo divide dal resto del mondo.
The Wall è quindi un’opera che cerca di dimostrare come si può cadere, molto facilmente, per una serie di sfortunati eventi, nell’intolleranza. L’unica soluzione che viene data è l’abbattimento dei muri che ci separano dagli altri individui, consiglio datoci anche dall’ultima traccia Outside the Wall.
L’album ha un struttura circolare, come anche The Dark Side of the Moon: l’ultima e la prima traccia sono collegate a simboleggiare che la costruzione di un muro è un evento che si trova nelle vite di tutti e si può ripetere più volte in una vita sola.
