TERZA PERSONA

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“Porco Rosso”, lo sguardo di chi ti ama

«Al momento io ho in corso una scommessa; ho scommesso che se una certa persona verrà a trovarmi quando io sono in questo giardino allora sarà davvero la volta che l’amerò».

A pronunciare queste parole è Gina, la splendida principessa che attende nel suo castello l’arrivo del cavaliere che ama. Solo che nel film di Miyazaki il cavaliere è un maiale antropomorfo, e Gina non è una principessa. Nonostante ciò la storia conserva in ogni caso i tratti della fiaba (una rilettura moderna de La Bella e la Bestia). Gina però non è tenuta prigioniera da nessuno, anzi, è lei che tiene a bada tutti i pirati del cielo con la sua eleganza e la bellezza che ne deriva. È proprio in questa veste che la vediamo, poco dopo l’inizio del film, mentre canta Le temps des cerises nel suo hotel Adriano.  Gina è stata la moglie di tre piloti di idrovolanti, ormai tutti morti,  facenti parte di una vecchia compagnia di amici di cui gli unici ancora in vita sono Gina e Porco Rosso (sarebbe morto anche lui, se non fosse tornato dal purgatorio degli aviatori sotto forma di un maiale-umano).

L’amore che lega Gina a Porco è lungo e complicato. Non è una passione sfrenata, ma una compagnia lenta, costruita negli anni, resa forte da un’affinità comune a cui le mancanze (i mariti di Gina, cioè gli amici di Porco, ciascuno morto sul proprio aereo) hanno funto da mattoni. Gina e Porco si amano nella misura in cui a entrambi non è rimasto che l’altro.

Figura 1

La sequenza in cui Curtis – giovane pilota americano venuto a strappare a Porco la fama di “asso dell’Adriatico” – si intrufola nel giardino dell’hotel di Gina e le propone di seguirlo a Hollywood, mostra dettagliatamente il rapporto fra Gina e Porco. La sequenza si apre con un totale dell’isola di Gina, più uno zoom che ci introduce nel luogo. Curtis fa la sua proposta a Gina ma lei rifiuta, svelandogli la scommessa che ha in corso con sé stessa. Nelle inquadrature 24 e 25 (figura 1) è affacciata sul mare, malinconica e bellissima, con la testa appoggiata sulla mano. In quel momento, entra in campo (solo audio) il rumore del motore di Porco, e Gina corre su un balconcino per vederlo. Porco le vola sopra e inizia a fare delle acrobazie per salutarla. Lei guarda lui e lui guarda lei. Le inquadrature che seguono infatti sono due soggettive (la soggettiva è quell’inquadratura che si propone di mostrare il punto di vista di un personaggio) panoramiche, poiché l’idrovolante gira attorno all’isola. Nell’inquadratura 30 (figura 2) Gina osserva Porco girarle attorno, nella seguente (figura 3) Porco osserva Gina guardarlo. A questo punto la colonna sonora si intensifica (è iniziata non a caso nel momento in cui Gina confessa il suo amore per Porco); mentre Porco compie le sue acrobazie uno zoom verso la testa di Gina ci introduce in un flashback – vediamo i due, giovanissimi, a bordo di un idrovolante che spiccano il volo, imbarazzati dal vento che fa alzare la gonna di lei.

Figura 2
Figura 3

È famosa la frase con cui André Bazin conclude il suo saggio Ontologia dell’immagine fotografica: «d’autre part le cinéma est un langage» (“d’altra parte il cinema  è un linguaggio”). Questa sequenza infatti non ha bisogno di parole per spiegarsi: è muta e solo la colonna sonora la accompagna. Guardandosi i due si parlano. Gina corre a osservarlo come un innamorato corre verso il binario in cui sa che sta arrivando il suo amore (Si alza il vento).  E guardandola è come se Porco le dicesse: “rieccomi Gina, sono tornato per te”; mentre lei, affascinata, si ricorda il momento in cui per la prima volta si sono innamorati. Una passione giovane, ingenua, che col tempo e col dolore è diventata amore. Porco e Gina si guardano e si dicono tutto.

Ma nel mentre un’altra donna si è introdotta nella vita di Porco: Fio, la talentuosa meccanica che ha riparato e migliorato l’idrovolante del maiale. Fio si trova insieme a Porco perché, non avendo avuto occasione di provare l’idrovolante prima di consegnarlo al suo cliente (Porco è spiato dalla polizia fascista e non ha tempo da perdere) teme che possa rompersi o non funzionare correttamente.

Fio quindi è ospite di Porco nella sua isola, e lo osserva stesa nel suo sacco a pelo, mentre lui di notte conta i proiettili di mitragliatrice nuovi su un tavolino accanto a lei. In quel momento, proprio mentre Fio lo guarda, Porco torna umano per una manciata di secondi. Stavolta l’inquadratura non è una soggettiva ma una semisoggettiva: vediamo Fio distesa in primo piano e in secondo Porco al tavolino (figura 4). Miyazaki non è così ingenuo da trattare la giovane Fio come simbolo di purezza – già Fellini in avanzava scetticismo nei confronti di queste icone – ma è lo sguardo di Fio che fa tornare Porco umano (il suo vero nome è Marco).

Figura 4

Fio rappresenta nel film un amore giovane, incosciente, fatto di vita – e non di morte come quello di Gina. È per questo che Porco torna umano quando è Fio che lo guarda innamorata (il suo amore per lui si sta ancora sviluppando) e non quando lo guarda Gina. Ma l’equilibrio della scena è interrotto dalla stessa Fio che lo chiama («Porco!…») incredula di quello che ha visto; richiamato all’attenzione, l’incantesimo si scioglie e Porco torna un maiale. Alla fine, quando Fio bacia Porco, l’inquadratura è una semisoggettiva del punto di vista di Porco (figura 5). È questo bacio dato da chi prova un amore vivo e incondizionato che consente a Porco ti tornare a essere un uomo in modo permanente.

Figura 5

In Porco Rosso cioè, le uniche cose che possono salvare Porco e farlo tornare Marco, sono gli sguardi delle donne che gli vogliono bene e un bacio fatto di vita. Porco, insieme a tutti gli uomini e i piloti di idrovolanti, viene presentato come un personaggio orgoglioso, per il quale conta prima di tutto l’onore. Sono Gina e Fio che gli permettono di liberarsi da questi pesi, di cui Porco si rende conto solo marginalmente. E il modo in cui Miyazaki rende visibile queste emozioni sono i punti di vista descritti sopra, con cui non solo i personaggi comunicano ma si rincuorano a vicenda.

Interrogato su che tipo di persona sia il maestro Miyazaki, il produttore Toshio Suzuki lo ha definito come «una persona molta attenta alle minuzie». Perciò, per chi si chiedesse come è andata a finire la scommessa di Gina (nell’epilogo viene detto che è un segreto solo delle due donne), la risposta è nelle ultime quattro inquadrature.

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