TERZA PERSONA

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“Sputerò sulle vostre tombe”. La follia di Boris Vian

Nel 1946 esce in Francia il romanzo Sputerò sulle vostre tombe (J’irai cracher sur vos tombes) dell’americano Vernon Sullivan, nella traduzione di un certo Boris Vian. Lo scandalo è grande: la vicenda di sesso perverso e violenza estrema porta il libro in tribunale per “offesa alla pubblica morale”. Si scopre che Vernon Sullivan non esiste e che l’unico vero autore del romanzo è proprio quel Boris Vian (1920-1959) che sulla copertina figurava solo come traduttore. Vian ammette di aver finto di essere uno scrittore afroamericano censurato negli Stati Uniti e di aver scommesso con l’editore Jean d’Halluin di essere in grado di comporre un perfetto romanzo hard-boiled alla Cain, o alla Chandler. Riuscendoci e ingannando tutti.

A sinistra la copertina della prima ed. del 1946; a destra quella di un’edizione contemporanea.

Inizia così la carriera artistico-letteraria di Boris Vian, non solo romanziere, ma anche poeta, paroliere, trombettista jazz, commediografo, traduttore, critico musicale. È membro di spicco del collegio di Patafisica, quel gruppo di scrittori che, seguendo le fantasie del drammaturgo Alfred Jarry (punto di riferimento fondamentale per Vian), proponeva, attraverso le proprie opere, una «scienza delle soluzioni immaginarie» (secondo la formula dello stesso Jarry). Vian in particolare difende la Patafisica come unica dimensione possibile dell’incontro tra contrari. Ne viene, nei romanzi firmati col proprio nome, una narrazione allucinata, imprevedibile, che mescola quotidiano, satira e surrealismo, e di cui l’esempio più bello e famoso è La schiuma dei giorni (L’écume des jours, 1947). 

In Vian c’è poi anche una profonda fascinazione per la cultura americana, negli anni in cui questa arriva prorompente in Europa (l’antologia Americana di Vittorini, per esempio, è del ’41). Da una parte c’è il jazz: Vian venera Miles Davis, suona con Dizzy Gillespie e Charlie Parker, Duke Ellington è il padrino di sua figlia. Dall’altra l’hard-boiled, il noir, il giallo. Hard-boiled in particolare (letteralmente “bollito sodo”: in inglese lo si dice delle uova, per poi diventare metafora del detective “sodo”, cioè duro) indica narrazioni a impianto giallo o noir in cui però sesso e violenza sono elementi espliciti e fondamentali della trama. È un genere nuovo, nato tra anni ’20 e ’30 sulla cartaccia deperibile delle riviste pulp, che accolgono gli “scarti” della letteratura: narrazioni fantastiche e fantascientifiche, western e horror (sulle riviste pulp esordisce Lovecraft), le prime storie a fumetti di supereroi. Vian si mette quindi a tradurre Raymond Chandler, per portare nel vecchio continente una nuova narrativa (già Baudelaire, per primo in Europa, aveva tradotto Poe…). L’unica traduzione ancora disponibile in Francia del romanzo più celebre di Chandler, Il grande sonno (The Big Sleep, 1939), è proprio quella di Vian (Le grand sommeil, prima ed. 1948).

Il credo patafisico e la passione per l’America si incontrano nel primo romanzo di Vian Sputerò sulle vostre tombe, che tiene insieme parossismi al limite col surrealismo e concretezza narrativa “di genere”. Vediamone la prima pagina, per come la leggiamo nell’ed. Marcos y Marcos 2020:

Nessuno mi conosceva a Buckton. Clem aveva scelto la città per questo; e, d’altra parte, anche se avessi voluto cambiare idea non mi restava benzina sufficiente per risalire più a nord. Appena cinque litri. Un dollaro, e la lettera di Clem, era tutto quello che possedevo. La valigia, non ne parliamo neppure. Per quello che conteneva. Dimentico: avevo nel portabagagli il revolver del ragazzo, uno sparuto 6.35 a buon mercato; ce l’aveva ancora in tasca quando lo sceriffo era venuto a dirci di portarci a casa il cadavere per farlo seppellire. 

Devo dire che contavo più sulla lettera di Clem che su tutto il resto. Avrebbe dovuto funzionare, bisognava che funzionasse. Guardavo le mie mani sul volante, le dita, le unghie. Nessuno avrebbe trovato niente da ridire. Nessun rischio da quel lato. Forse me la sarei cavata… (traduzione di Stefano Del Re)

Una città sconosciuta in cui rifugiarsi, la benzina che sta finendo, un solo dollaro, una lettera di raccomandazione, un revolver, un cadavere: l’inizio della narrazione, tutta in prima persona, ci viene per frammenti. Sono ciò che resta di un evento precedente a noi sconosciuto, che il narratore, avendolo vissuto, dà ovviamente per scontato. In questa reticenza sta il mistero: ciò che è avvenuto e non conosciamo, e che si potrà ricostruire solo proseguendo la lettura. Il tasso di sommerso e di allusione è molto alto, per questo non ci è ben chiaro cosa sia accaduto: probabilmente, da qualche parte, in un passato vicino, un omicidio. E poi perché quel riferimento alle «mani», le «dita», le «unghie»? Cos’è cambiato? Perché «Nessuno avrebbe trovato niente da ridire?»

Il senso di attesa e spaesamento è stato creato, peraltro col tipico linguaggio hard-boiled volto a riprodurre il parlato (in altre zone del romanzo ben più rude): frasi nominali («Appena cinque litri», «Nessun rischio da quel lato»), anacoluti («La valigia, non ne parliamo neppure»), simil-esclamazioni («Per quello che conteneva»), svolte del discorso («Un dollaro, e la lettera di Clem, era tutto quello che possedevo», «Dimentico: avevo nel portabagagli il revolver del ragazzo…»). Anche gli oggetti ci calano subito in una certa atmosfera criminale e on the road: la macchina e la benzina, il revolver, di cui viene detto il modello, «uno sparuto 6.35 a buon mercato», lo sceriffo, anche, e la precisione toponomastica nell’indicare una città di provincia, Buckton, che non esiste, e che forse deve il proprio nome a un altro elemento carnale della narrazione: i soldi (da bucks – forse? -, che in gergo sono i “verdoni”, più il tipico suffisso -ton delle cittadine).

A chi volesse sapere come la storia va avanti basterà continuare a leggere e sfogliare le pagine, seguendo la narrazione in cui immettono quegli ultimi puntini di sospensione: «Forse me la sarei cavata…»

Quanto al nostro Vian, la mattina del 23 giugno 1959 è al cinema Le Marbeuf per vedere in anteprima l’adattamento cinematografico di Sputerò sulle vostre tombe. Già in rotta con la produzione per aver chiesto di rimuovere il proprio nome dai titoli di testa (considerando il film un tradimento del romanzo), quando vede sfolgorare sullo schermo la scritta «D’après le roman de Vernon Sullivan, traduit de l’américain par Boris Vian» si alza dal sedile e protesta, si accora una volta per tutte. Un colpo al cuore lo stronca prima che possa arrivare all’ospedale.

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