1.
Mi sono trovato sudaticcio, malato, con gli occhi pieni di febbre. Le lenzuola erano state divelte dal materasso nella notte. Lo stesso incubo da mesi: due youtuber, con un oscuro apparecchio tra le mani, mi avevano fatto uno scherzo. Io ero finito in mondovisione, e tutti ridevano di me. Che sollievo è stato svegliarsi! Anzi, no, è durato poco. Ero in ciabatte, ancora mezzo nudo, quando qualcuno ha suonato al campanello. Era un uomo che cercava il mio aiuto. Era il protagonista del mio sogno. Ho scelto di aiutarlo e ho scritto questo articolo.
2.
Il 15 giugno 2016 comincia la vicenda che ci sforziamo di raccontare. Un individuo – chiamiamolo Mr.Simpatico –, con al proprio seguito uno scagnozzo munito di telecamera, si presenta al citofono di un palazzo. Mr.Simpatico passa attentamente in rassegna i cognomi riportati sul citofono quando, infine, si dice soddisfatto. La soddisfazione è data dal significante. La crasi di due cognomi: “Tempera-biscotti”, accende in lui la solita lampadina da cartone animato all’interno del suo cranio: un cranio sterminato e che produce notevole eco quando un’intuizione attraversa i vari distretti sinaptici. Suona al campanello.
«Quando li temperate, si sbriciolano o vengono a punta? I biscotti intendo», dice Mr.Simpatico, con la lingua attaccata al ricevitore del citofono, e una goccia di bava che si dirige sulle pieghe del collo.
Tempera-biscotti, il protagonista della nostra vicenda, risponde. Mr. Simpatico ripropone la sua domanda, che forse l’altro non aveva sentito. Presto, T.B. (lo chiameremo T.B.) non riesce più a stare al gioco. Così esce di casa, animoso, e si presenta di fronte al cancello del palazzo. Chiede spiegazioni. Vuole sapere, insomma, il motivo di questa visita. Mr.Simpatico potrebbe confessare: sarebbe così semplice! Ma la telecamera sta riprendendo (la telecamera! Era questo l’apparecchio oscuro del mio sogno?), e così assistiamo alla scena seguente: T.B., dopo varie minacce, inizia a spintonare Mr.Simpatico, a intimargli di andarsene, ma lui persiste, ancora, e ancora, con le sue domande, le sue curiosità sul cognome dell’altro. La sequenza si ripete per alcuni minuti, e subito dopo il vuoto: non sappiamo cosa succede; intuiamo solamente che T.B. torna a casa sua e Mr.Simpatico lascia la strada.
3.
Interrompiamo la direzione narrativa. La situazione, a partire da adesso, richiede impegno giornalistico e una certa dose di serietà che, a quanto so, non ha ancora cominciato a farmi effetto. A seguito di questa ripresa, l’episodio con T.B. viene pubblicato sul canale YouTube di Mr.Simpatico. Sorge un primo dubbio: questi “content creator”(etichetta da vomito), che spesso ripetono di chiedere, al seguito di una ripresa, il consenso per la pubblicazione del materiale video, perché se ne sono fregati di T.B.? La risposta la sappiamo: mi viene in mente qualcosa di verde, di scintillante, e Zio Paperone.
Restiamo nel campo delle ipotesi, certamente. Ma risulta inverosimile – per usare un eufemismo –, data la reazione, che T.B. abbia acconsentito alla condivisione del materiale. Se l’intuito vale ancora qualcosa, riconosciamo che il consenso da parte di T.B. non c’è stato poiché, poco dopo la pubblicazione, il video viene rimosso dal canale. Soffermiamoci un attimo qui, ossia dove sembra esserci un importante (e quanto spesso ignorato) spazio bianco. Se il video è stato pubblicato, e poi è stato rimosso per una lamentela di T.B. solamente in seguito, sembra logico credere che T.B. non fosse a conoscenza di questo video. Data l’improbabilità che Mr.Simpatico, prima di andarsene, abbia detto perfidamente a T.B. che avrebbe pubblicato la ripresa, che lui lo volesse o meno, dobbiamo inferire che T.B. non ne era davvero a conoscenza. Da ciò viene da credere che della sua presa in giro in mondovisione, che noi “tutti” abbiamo avallato, ne sia venuto a conoscenza solo da terzi, o meglio – anzi ancora peggio – da persone che lo conoscono, lo rispettano, e magari gli vogliono pure bene. Già questo, mi pare davvero deprimente. Ma andiamo avanti, perché il caso di T.B. non finisce qui. Come accade nel web, senza preavviso, T.B. diventa leggenda, e da leggenda diventa mito. Come osserva la mia intelligenza artificiale, tra una frustata e l’altra a cui mi sottopone: l’espressione “tempera biscotti” ricorre 1.468 volte nel corpus mediatico di Mr.Simpatico – Mr.Simpatico? Ma sono due. Mr.Simpatici. No? Ma… devo proprio dirlo? C’è scritto nel titolo ma, va bene: i TheShow, santo cielo, i TheShow.
T.B. diventa quindi, grazie ai TheShow, una celebrità del web, e da qui incomincia la caccia alla sua immagine.
4.
Sappiamo sì che la telecamera ferma l’immagine, ma non ci ricordiamo che l’immagine non si distrugge, bensì si divide in frammenti che, anzi, si moltiplicano. Il 27 aprile 2020, TheShow pubblica: “Tutte le Volte in cui ci hanno Picchiato (e Tempera Biscotti)”. Già il titolo potrebbe suggerire la caratura delle persone che “abbiamo” deciso di far diventare famose. Comunque, T.B. ricompare, ancora una volta, sul loro canale, ma questa volta la scena è solo ricostruita. La figura è stilizzata, ma si riconosce: è T.B.; la voce, forse un poco macchinosa, si riconosce (e intanto il pubblico conosce già le battute): è T.B. Sorgono, anche in questo caso, altre domande: T.B. non è riuscito a fermare pure questo video? Se ne è disinteressato? Oppure ha combattuto una battaglia legale e l’ha persa? La mia pretesa giornalistica scompare: noto farsi avanti cavilli giudiziari, forse, che potrebbero dirimere la questione; vado avanti.
5.
Circa un anno dopo compare, nella playlist di YouTube: “Archivio Video Rimossi theShow+”: “Ma Vengono a Punta? Alessandro VS Temperab****i – FINITO MALE – [Candid Leggendaria]. Il “contenuto”, sinonimo adesso di vessazione persecutoria, è contrassegnato come members only: quindi è riservato solo ai membri del canale, a quei masturbatori seriali delle risate che hanno sottoscritto un abbonamento a pagamento. Il video, quindi, resta. T.B., pur non volendolo, ancora una volta, resta. Non solo in quel canale. L’immagine si frammenta, il frammento subisce proliferazione. Emergono pagine Instagram fittizie, account Facebook a suo nome; pure se YouTube, domani, scomparisse, le pagine Telegram – più volte si sono dimostrate le pieghe oscure dell’internet –, gli utenti, sterminati, un esercito, sono pronti a riscaricare, ricondividere, riscaricare, ricondividere: T.B., o meglio, la sua copia, è diventata adesso infinita.
6.
Nel 1955, tra gli altri, Faulkner intuisce quanto il diritto al silenzio, all’invisibilità, stia scomparendo nella società contemporanea. Scrive On Privacy, un pamphlet nato da un’amara vicenda personale: un’irrefrenabile inchiesta giornalistica, direzionata non sulla sua vita da scrittore, ma sulla sua vita personale, intima, travolge l’autore americano. La vicenda di Faulkner è simile a quella di T.B.: anch’egli non vuole che la propria faccia venga data in pasto al pubblico – non ha dato il consenso ma, il suo rifiuto, non è sufficiente, e la pubblicazione avviene comunque. Ritroviamo in Privacy osservazioni che vale la pena considerare. Ne riporto una:
«Un tempo attraverso i muri delle nostre case non si poteva vedere né da dentro né da fuori. Oggi, attraverso i muri, si può vedere fuori, ma non ancora dentro. Presto potremo fare entrambe le cose. Allora la privacy sarà davvero scomparsa».
Si fa strada sul mio volto un sorriso cupo, quando penso al motivo che ha suscitato tanta acredine in Faulkner; come mi fa sorridere, per esempio, quanto la Scuola di Francoforte fosse terrorizzata dalla televisione, uno strumento che oggi mi sembra quanto mai innocuo, se posto a confronto con tutti gli altri.
7.
E cosa aggiungere? Sono in un’epoca che non capisco. In cui non si riesce a distinguere una risata da un atto di violenza. In cui il sipario del mondo sembra come strappato, non calare più. A chi non desidera recitare, viene comunque assegnata una parte. La macchina delle risate non può fermarsi, e ogni ingranaggio dissidente, ogni parola contraria, con una pretesa di serietà, altro non è che ruggine destinata a bruciare nel fuoco dell’ironia. A tal proposito, David Foster Wallace scrisse:
«Chiunque abbia l’eretica sfacciataggine di chiedere a un ironista che cosa sostiene veramente finisce per sembrare una persona isterica o pedante. E in questo sta l’oppressione dell’ironia istituzionalizzata, di una rivolta troppo riuscita; la capacità di interdire la domanda senza occuparsi del suo oggetto, nel momento in cui viene esercitata, non è altro che dittatura».
Aveva ragione? Cosa ne abbiamo fatto della “nostra” rivolta? Possiamo ricostruire qualcosa di sacro, far sì che il caso di T.B. resti un caso? I casi sono già molti. I corpi sono già impilati. Cosa possiamo fare? È notte. Apro il mio computer e vado a vedere un video di Mr.Simpatico. Mi fa ridere, mi distrae. È tardi. Chiudo il mio computer. Non sento niente dentro di me. La scrittura non può nulla contro la telecamera e io non ho aiutato T.B, penso, non ho aiutato T.B., penso a T.B., penso a T.B. e vado a dormire, è notte: è molto buio.
